Ragionando sulla mia produttività.

Esiste un rapporto tra “fase creativa e noia”

Vorrei sapere quante persone che come me hanno fatto della creatività il loro “scopo”, la necessità impellente di esprimere se stessi “creativamente”, soffrono della mia stessa patologia, ovvero la “noia acuta” che di tanto in tanto sembra volermi inghiottire. Scommetto che non siamo pochi! La noia mi ammoscia, la detesto e mi fa sentire  quasi inutile. Io la patisco moltissimo, ma credo che il problema, se così si può definire, non appartenga unicamente a me. Se mi  state leggendo è chiaro che vi è capitato e anche spesso  a prescindere da cosa facciate nella vita.  Vivo di “creatività” sin da bambina, da qui si evince che la mia vita si è e si basa ancora oggi su questo punto fermo e irrinunciabile. Alla fase creativa che mi tiene sveglia la notte, mi fa pensare a ruota libera, mi fa saltare giù dal letto due ore prima che la sveglia mi urti l’udito e lavorare a pieno ritmo con una sentita e viscerale voglia di fare, subentra a un certo punto la “fase noia” in cui tutto sembra fermarsi.

Ecco l’arrivo del mio stand-by, modalità “uffa!”…

Posso provarlo a descriverlo come una specie di crollo della mia capacità di concentrazione e di lavorare. Quando non trovo stimoli nuovi o interessi che attirino la mia attenzione, conclusasi la fase “top”, arriva puntuale la noia, la fase discendente in cui ci si può smarrire per qualche giorno. Per fortuna non dura a lungo ed è necessaria per ricaricarsi e predisporsi al qual qualcosa di nuovo. Ho imparato negli anni a gestire la noia nel solo modo conosco: non contrastarla.

La noia nella mente creativa è necessaria pertanto occorre saperla accettare.

Mi sono spesso domandata come faccia la gente a fare sempre le stesse cose senza annoiarsi. Se mi mantengo in un discorso strettamente artistico, mi chiedo come facciano alcuni pittori a fare sempre gli stessi soggetti. Non sentono anche loro bisogno di rompere gli schemi? Come fanno altri a vivere le loro giornate scandite dal ritmo di un metronomo senza aver bisogno di rompere la routine anche quando sarebbe possibile? L’abitudine mi schiaccerebbe.

Sperimentare, provare cose nuove, sfidare le proprie capacità penso sia il sale della mia arte, che è solo mia e me ne assumo la responsabilità. E non è facile. Immagino la perdita di credibilità che posso aver subito a causa del doll repainting  ed esperimenti vari con le paste modellabili. “Ma come? Non facevi oli su tela?” Risposta: “Sì, ma poi ho preferito gli acrilici e alle tele ho preferito cartoni telati, e poi ho iniziato a fare mosaici con strati di carta patinata presa da riviste… Ne avevo bisogno..”

Mi avranno capita?, ma soprattutto … è forse importante?

E’ appena iniziata la “fase noia” e benché non la ami affatto, so che è qui per far riposare miei occhi, la mia testa e i miei polsi. Avevo anticipato un ritorno all’acquarello, ma per il momento ho bisogno di staccare, e non mi piace e non facile, però fa parte del “gioco”!

Spero di non avervi annoiati 😉

Alla prossima,

Mara