Buon inizio anno a tutti!

… e ben arrivato gennaio.

Archiviati i festeggiamenti di San Silvestro, bottiglie di spumante, abbuffate, botti e stelline luccicose, benché manchi ancora all’appello l’Epifania, in questi giorni mi sono portata avanti impastando nulla di commestibile, ma paste modellabili fatte in casa.

Questo era l’argomento cui ero arrivata “lo scorso anno”.

Non mi sono accontentata della porcellana fredda e ieri ne ho fatto altri due panetti ora in frigo, uno di pasta al bicarbonato di facilissima esecuzione e l’altro di pasta al sale.

Qui sono obbligata a fare un piccola precisazione. A gennaio 2017 stavo giusto lavorando la porcellana fredda, ma non per farne statuine e altri lavori simili. Devo ammettere che mi piacciono moltissimo e non mi stupisce che tante persone creino lavori bellissimi proprio utilizzando questi materiali di facile preparazione, a impatto pressoché zero sul portafoglio e che danno loro modo di fare cose veramente stupende. Vista la popolarità e la bravura di molti mi sono chiesta se fosse o meno il caso di cimentarmi anche io in questo tipo di attività che mi fa ulteriormente saltare di palo in frasca.

A dirla tutta ci ho riflettuto bene perché immagini, tutorial in video e non, varianti per la preparazione delle paste modellabili e ricette, posologie e metodi differenti per ottenerle sono talmente tante, da chiedermi se ne valesse la pena. Tuttavia ormai mi conoscete e ormai dovreste aver capito che mi piace spaziare e anche modellare, plasmare, affondare le dita in questi impasti vellutati che essicano all’aria senza aiuto di forni o altro mi diverte un mondo. La risposta alla mia domanda è quindi semplice: Perché rinunciare? Intendo dire, se mi va, perché dovrei?

Ho in mente piccolo progetti di cui uno già quasi terminato. Si tratta di una statuina in porcellana fredda che mi ha tenuto occupata durante le festività e rappresenta nel mio intento una fatina alata che siede pacifica su un letto di foglie boschive.

Per il momento non pubblico alcuna foto sul work in progress, ma preparerò un slide per mostrarvi cosa si può ottenere con un poco di vinavil, amido di mais e poco altro.

Voglio però stuzzicare la vostra curiosità solo con questo indizio.

Come si usa fare nella scultura in creta, questa è l’armatura che sostiene il mio lavoro. Se ci pensate bene qualcuno di voi concorderà con me se dico che potevo già fermarmi a questo punto per il semplice fatto che molti scultori “metal wire”, ovvero coloro che si avvalgono del solo uso del filo metallico per le loro opere si sono specializzati nell’avvolgimento del filo, appunto, e lì si fermano. Inutile aggiungere che anche questo tipo di “espressione artistica” non mi lascia insensibile, ma al contrario adoro!

Come l’ho fatto? Così, con la tecnica più classica 🙂

Se avete della porcellana fredda da lavorare potete saltare questo step e a seconda delle dimensioni dell’oggetto che volete ottenere potete usare bastoncini tipo stuzzicadenti e usare come riempimento per le parti più spesse (creare i cosiddetti volumi) il cui interno asciugherebbe troppo lentamente, con della carta stagnola… quella cucina andrà benissimo.  Consiglio l’utilizzo di nastro adesivo di carta,  per coprire il tutto fissando i punti in cui è stato posizionato l’alluminio. A questo punto di otterrà una figura sufficientemente flessibile per essere piegata nella posizione da voi scelta.

Con questo io vi saluto per andare a levigare la mia statuina con un poco di carta vetro per eliminare residui di porcellana fredda e prepararla alla sua colorazione con acquarelli e qualche tocco di acrilici.

Un saluto,

Mara